D’ANNUNZIO

LA VITA COME “OPERA D’ARTE”

UNA VITA “INIMITABILE”

“Io ho per temperamento, per istinto, il bisogno del superfluo. Io avrei potuto benissimo vivere in una casa modesta, sedere in seggiole di Vienna, mangiare in piatti comuni, camminare su un tappeto di fabbrica nazionale, prendere il thè in una tazza da tre soldi, soffiarmi il naso con fazzoletti da due lire alla mezza dozzina…Invece fatalmente ho voluto divani, stoffe preziose, tappeti di Persia, piatti giapponesi, bronzi, avori, animali; tutte quelle cose inutili e belle che io amo con una passione pronta e rovinosa”. Struggente poeta, acuto romanziere, straordinario agitatore di animi, scrittore d’azione, autentico creatore di una simbologia eroica, votata alla forza e all’impresa, ma anche controversa figura di amante passionale, di “acrobatico” uomo politico. La vita “inimitabile” di Gabriele D’annunzio è stata tutto questo. La vita di uno dei maggiori e in un certo senso rivoluzionari uomini, ancor prima che poeti e scrittori, della storia italiana.

IL GIOVANE PRODIGIO

Il grande protagonista del Decadentismo italiano, prima ancora che con le sue opere, con la propria vita, nasce a Pescara, allora piccolo borgo di pescatori, il 12 marzo 1863. Già a vent’anni è un personaggio di successo, collabora infatti alle maggiori riviste letterarie del tempo ed è subito al centro di scandali e passioni amorose, di duelli e di imprese sportive, cacce e giornate mondane. Viene eletto deputato nel 1897 tra le file della destra, ma non esita, tre anni dopo, a passare nelle file della sinistra affermando di andare “verso la vita”. L’amore per il lusso, il gusto di una vita disordinata lo porteranno ad accumulare ingenti debiti economici e ai conseguenti “esili”, primo fra tutti quello in Francia dove resta dal 1910 al 1915.

IL CULTO DEL BELLO

Alla volgarità del mondo moderno, dominato dai meccanismi delle leggi economiche, reso vuoto da uno squallido materialismo, l’esteta D’Annunzio oppone il culto del “bello”, ossia la volontà di ridisegnare daccapo il mondo secondo i canoni della bellezza, dell’armonia delle forme e della vita, dell’estetismo. Ciò che salva l’uomo dalla volgarità delle cose è l’idea della bellezza, la possibilità di trasferire sul piano dell’arte ogni gesto di vita. Esasperato soggettivismo, sensualismo ed estetismo sono dunque le caratteristiche sempre presenti e affermate vistosamente nella vasta produzione dannunziana.

IL POETA SI FA SOLDATO

Lo scoppio della prima guerra mondiale richiama il poeta abruzzese in Italia dall’esilio francese. Da subito ricopre la veste di oratore vigoroso, capace con le sue parole d’ordine e i suoi gesti perentori di infiammare gli animi della folla, e quindi soldato. E’ il poeta che si fa coscienza degli italiani, che ne interpreta le più accese passioni e i più arditi istinti. Sulle orme di Mazzini e Carducci, il poeta si fa Vate degli italiani.  Durante il conflitto è protagonista di imprese spettacolari, come il lancio di volantini tricolori su Vienna, e atti di coraggio clamorosi come la “beffa di Buccari” e soprattutto la conquista di Fiume, organizzata per reazione alle decisioni della Conferenza di pace che non prevedeva l’annessione della città istriana all’Italia. Le sue stoccate oratorie, lo stile maschio e audace, la simbologia con cui ornamenta l’impresa fiumana costituiranno più avanti gran parte del bagaglio propagandistico del movimento fascista.

CON MUSSOLINI

D’Annunzio saluta con entusiasmo l’avvento del fascismo, vedendo in esso l’unica possibilità di riscossa nazionale dopo che la guerra aveva lasciato dietro di sè anni di forti disordini a sfondo sociale e, nonostante la vittoria, un’immagine internazionale alquanto ammaccata. Ben presto però i rapporti, politici e non, con Mussolini si deteriorano aprendo la strada ad un vero e proprio scontro tra due personalità sanguigne e perciò incompatibili tra loro. Muore il 1 marzo 1938 al Vittoriale, sulle rive del lago di Garda, nella sontuosa villa donatagli dallo stesso Mussolini: una dimora che il poeta allestisce con scrupolo maniacale, come il museo delle sue gesta.