Autore: Ag - AZIONE GIOVANI MILANO
Data: 03/11/2002

CHI HA PAURA DELL'UOMO NERO?

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Paolo Bussagli è un toscano autentico, nella parlata e nella tenacia. Autore, regista e attore professionista, cresciuto alla scuola di Orazio Costa, è direttore artistico del "Coro Drammatico Renato Condoleo", gruppo teatrale sorto proprio dopo la morte del grande artista romano. 

L'idea di mettere in scena il dramma di Sergio Ramelli gli venne proprio leggendo questo libro che lui stesso definisce in un'intervista "un pungo nello stomaco". Da quel giorno ha girato l'Italia, si è documentato - anche a sinistra -, ha parlato con testimoni, ha raccolto materiali (che oggi ha raccolto in un "Archivio Ramelli" contenuto nel suo sito, poi ha cominciato a scrivere il dramma e a parlare dell'idea di rappresentarlo pubblicamente con la sua compagnia, ma: "Su questo progetto - ammette Bussagli su "Area" - la compagnia si è divisa. Troppo forti le "riserve" politiche di alcuni, forse persino le paure". Eppure non si è perso d'animo; rimasto quasi solo ha studiato una formula recitativa più semplice ma, cocciutamente, ha portato in scena il suo progetto che ha debuttato, in prima nazionale, il 18 marzo 2001 a Pisa, in una serata a dir poco commovente, in cui un pubblico di oltre cento spettatori, per lo più giovani o giovanissimi, ha tributato all'autore e interprete più di dieci minuti di applausi ininterrotti e forse molti di più di lacrime autentiche. 

Difficile descrivere l'opera e, forse, anche inutile, visto che ne riportiamo il testo integrale. Tuttavia c'è una sostanziale differenza tra leggere e sentir recitare, tra immaginarsi una scena e viverne il pathos che solo un attore sa costruire. 

Per farci almeno un'idea dei contenuti e dell'emozione che questo dramma sa generare riportiamo quindi sia la descrizione che ne fa il suo autore, sia alcuni brani di recensioni apparse sulla stampa. Ecco la presentazione di Paolo Bussagli: "Lo spettacolo è un'analisi accorata alla ricerca del meccanismo che causa la degenerazione della lotta politica; il meccanismo perverso per cui l'avversario cessa di essere la controparte dialettica e diviene "Uomo nero", demonio, incarnazione del male. Con quest'opera si piange Sergio, si rimpiange la sua vita perduta, ma anche quella di tutti i ragazzi, di tutti i partiti e di tutti i colori che, in quegli anni, hanno avuto il coraggio di non aver paura, che hanno scelto di parlare con chi la pensava in modo differente e hanno pagato con la vita la propria onestà". 

Il Giornale, 18 marzo 2001 
(...) Lo spettacolo è un memoriale, ci trasforma in quei compagni di scuola che lo isolarono, che allora tacquero, che allora negarono. Ci fa indignare per la libertà negata, ci fa piangere con la sua mamma. Ci eleva alla condanna di ogni violenza. 

La Nazione, 21 marzo 2001 
(...) Attraverso un procedimento socratico, che insinua il dubbio in mezzo alle obiezioni di comodo del giornalista (...) Bussagli conduce un discorso "politico" ma non partitico che regala emozioni e brividi senza un attimo di noia. 

Area, aprile 2001 
(...) L'Uomo nero - protagonista del titolo e della rappresentazione - è dunque l'oscura coscienza di un intero popolo dalla memoria troppo corta; è una maschera drammaticamente crudele, accusatrice, feroce che sa diventare - a tratti - anche farsesca, beffarda e sarcastica. Una maschera angosciante che scava nei ricordi di "una storia che fa ancora paura" e trova "quel" nome e con esso le cronache giornalistiche, gli atti giudiziari, le testimonianze... "quella" memoria perduta o cancellata per comodità e vigliaccheria. 

L'Uomo nero "sa" come andarono le cose, è capace di leggere tra le righe della narrazione, di ricostruire i meccanismi che generarono la violenza, resero possibile l'impunità, consentirono la rimozione... 

Tuttavia l'Uomo nero - che sommerge con i suoi monologhi impetuosi e taglienti il grigio giornalista dalla memoria miope - mano a mano che la verità emerge, che la vicenda si ricostruisce, che lo scempio si mostra nella sua cruda, vergognosa realtà, perde la sua maschera e, infine, anche i suoi neri paludamenti diventando così non più coscienza inquieta e rimossa ma morale limpida che sa trarre insegnamenti da quell'episodio. 

Il Secolo d'Italia, 14 settembre 2001 
(..) Avevamo dimenticato? Avevamo pensato che tutto fosse finito? Abbiamo pensato di aver ormai superato lo Stige ed essere tornati a "riveder le stelle" convinti, magari, di non dover pagare nessun viatico? Neppure alla nostra coscienza? Siamo dunque entrati nel terzo millennio lasciandoci alle spalle una scia di sangue e non sentiamo rimorso, né paura, né vergogna? 

Siamo ora "political corretly" con le nostre grisaglie e le parole buone sempre solo sussurrate, ma chi può cancellare quell'orrore? Peggio, chi è che osa addirittura negarlo, per riproporre ad un'altra generazione lo stesso "gioco", la stessa trappola, con le identiche parole d'ordine? 

A queste domande risponde una maschera nera, una presenza inquietante, paurosamente severa. Con lei, sul palcoscenico, irrompe la nostra stessa vita. E' l'Uomo Nero, la coscienza negata, la storia dimenticata, il debito mai pagato. Eccolo, è tornato a far paura ai vili, a scuotere gli ignavi a far tremare le assi del palcoscenico e le nostre misere certezze. 

(...) E voi, uomini sbiaditi, non ci avete mai raccontato questa storia? Ci avete parlato di "anni formidabili", di "impegno civile", di "antifascismo militante"? Voi avete sempre mentito ed ora l'ombra nera della vostra coscienza vi accusa. 


Prima di passare alla lettura del testo di Paolo Bussagli, vogliamo lanciare un'esortazione. La realizzazione e la messa in scena di questo lavoro teatrale ci ha riempiti - è inutile negarlo - di immenso orgoglio, sapendo che essa è figlia di questo nostro libro. Al tempo stesso siamo certi che saprà a sua volta essere madre di altre iniziative, di altre idee, di ulteriori impegni, da parte di singoli o di gruppo, sulla via della ricostruzione di quella "memoria negata" di cui spesso abbiamo parlato. 

Trattandosi poi della prima opera teatrale mai messa in scena "a destra" dal dopoguerra ad oggi e trattandosi di un dramma al tempo stesso commovente ed educativo, storico e didattico; riteniamo che sia doveroso - soprattutto in una fase politica in cui il nuovo governo di centrodestra deve mostrare anche una sua nuova impostazione culturale - trovare il modo di favorirne la rappresentazione, la conoscenza e, soprattutto, la divulgazione. 

La speranza (e l'invito) è dunque che tutte le associazioni culturali e politiche, i circoli, i gruppi, le organizzazioni e anche - se non soprattutto - i pubblici amministratori di destra e di centrodestra prendano a cuore l'opportunità di rappresentare questo spettacolo teatrale nelle loro città, inserendolo magari tra le iniziative che costituiscono "credito formativo" per gli studenti delle scuole medie superiori. 

Chiunque voglia maggiori informazioni oppure intenda prenotare una data per la rappresentazione, può contattare la responsabile organizzativa del "Coro Drammatico Renato Condoleo", Rosarita Gallo (rosarita.gallo@libero.it). 

 

CHI HA PAURA DELL'UOMO NERO? 

Discorso su Sergio Ramelli 
di Paolo Bussagli 

"Lasciatemi essere un uomo libero 
libero di viaggiare, libero di fermarmi 
libero di lavorare, libero 
di commerciare dove mi pare, 
libero di scegliermi i miei maestri 
libero di seguire la religione dei miei padri 
libero di pensare e di muovermi e di agire." 

(Tuono che si muove verso le Alte montagne, 
detto "Capo Giuseppe" della tribù dei Nasi Forati) 

La scena è oggi, nella sede di un giornale in procinto di essere chiuso 

Personaggi e interpreti: 

L'Uomo nero - Paolo Bussagli 
L'Uomo sbiadito - Marco Gasbarri 
La Donna - Carolina Gentilini 
La Legge - Pierpaolo Niccolini 

SCENA 1 - L'ineffabile oblio degli uomini sbiaditi 
SCENA 2 - Sergio Ramelli non è mai esistito 
SCENA 3 - Il 13 marzo 1975... 
SCENA 4 - Così fan tutti 
SCENA 5 - Ma quanto è bello avere una parola buona per tutte le occasioni 
SCENA 6 - E che importa se dunque era un fascista? 
SCENA 7 - A Milano fu scavata una fossa 
SCENA 8 - Il fetido cortile ricomincia a miagolare, il peggio sembra essere passato 
SCENA 9 - Uno, dieci mille assassini liberi e belli a giro per il mondo 
SCENA 10 - Tu resterai, come una carezza del vento